Gestione rifiuti

Europa Verde difende il porta a porta contro l’inceneritore

Replica politica: residuo, spese, emissioni, nuove strutture, riciclo.

Europa Verde difende il porta a porta contro l’inceneritore

Europa Verde Livorno interviene sulla gestione dei rifiuti e replica alle osservazioni ricevute in merito al porta a porta, ai costi di smaltimento e alla chiusura dell’inceneritore. In una nota diffusa il 16 agosto 2026, i co-portavoce Lorena Marzini e Gabriele Volpi, insieme al segretario del circolo di Sinistra Italiana Paolo Bruciati, sostengono che il confronto debba essere basato sui dati e sui documenti ufficiali di Retiambiente, ATO Costa e Aamps.

Il confronto sui quantitativi e sui costi

Secondo Europa Verde, il sistema porta a porta con tariffa puntuale riduce in modo significativo il rifiuto residuo destinato allo smaltimento. Il riferimento sono i dati ARRR relativi al territorio di Retiambiente: nei comuni serviti dal porta a porta il residuo sarebbe pari a 103 chilogrammi pro capite all’anno, mentre nelle aree con cassonetti stradali raggiungerebbe i 384 chilogrammi. La formazione politica aggiunge che le impurità presenti nelle raccolte differenziate sarebbero inferiori nel sistema porta a porta, con una conseguente ulteriore differenza nei quantitativi da trattare.

Per gli esponenti ambientalisti, questo elemento inciderebbe sui costi di smaltimento più della presenza di un inceneritore sul territorio. La nota affronta anche il tema dell’alternativa individuata per l’area dell’ATO Costa: si tratta dell’impianto TMB in Versilia, indicato nei documenti di Retiambiente e ATO Costa come soluzione meno onerosa rispetto all’ipotesi di riqualificare e mantenere in funzione l’impianto livornese.

Emissioni e nuovi impianti

Europa Verde contesta inoltre la previsione di un possibile disavanzo di 25 milioni di euro in tre anni legato alla chiusura del vecchio forno. Nella ricostruzione fornita, il confronto tra il bilancio 2024 e quello del 2019 mostrerebbe una riduzione dei ricavi, compresi quelli derivanti dall’inceneritore, accompagnata però da una diminuzione dei costi. Secondo la formazione politica, il bilancio sarebbe quindi rimasto in equilibrio senza aumenti della Tari, fatta eccezione per gli adeguamenti legati all’inflazione e alle nuove modalità di calcolo nazionali.

Sul fronte ambientale, la nota richiama un documento presentato da Aamps nel 2019. Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, l’impianto avrebbe prodotto 1,54 tonnellate di anidride carbonica, oltre a ossidi di azoto, ossidi di carbonio, ammoniaca, acido cloridrico, anidride solforosa e polveri. Il documento, sempre secondo Europa Verde, indicava anche la produzione di ceneri e scorie, destinate a discariche in Lombardia e trasportate quindi per centinaia di chilometri.

La formazione ambientalista sostiene infine che lo stesso documento del 2019 individuasse gli impianti di riciclo da realizzare in alternativa all’incenerimento. Tra questi viene citato l’impianto di digestione anaerobica realizzato accanto all’area dell’ex inceneritore, finanziato con risorse del PNRR e in attesa di collaudo. La struttura dovrebbe trattare i rifiuti organici oggi trasferiti fuori regione, trasformando secondo i promotori una voce di costo in una possibile fonte di ricavi. La nota si conclude con una contrapposizione tra chi rimpiangerebbe il vecchio modello e chi propone una gestione del ciclo dei rifiuti fondata sul riciclo e sulla riduzione degli impatti ambientali.