Tutela ambientale

WWF contro la caccia all’ibis sacro in Toscana

L’associazione contesta la delibera regionale e richiama i rischi per specie protette

WWF contro la caccia all’ibis sacro in Toscana

La Regione Toscana ha autorizzato la caccia all’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus), specie non originaria della fauna italiana ma diffusa negli ultimi anni in paludi e zone umide. La decisione riguarda l’intero territorio regionale aperto all’attività venatoria, per tutta la stagione, e consente il prelievo ai cacciatori residenti in Toscana senza limiti di carniere.

A contestare il provvedimento è il WWF Toscana, secondo cui la gestione delle specie alloctone dovrebbe basarsi sulle indicazioni scientifiche e sui piani nazionali di contenimento. L’associazione sostiene che l’apertura generalizzata della caccia possa provocare disturbo agli uccelli presenti negli stessi habitat e aumentare il rischio di abbattimenti accidentali di specie protette.

Il rischio per l’ibis eremita

Tra le specie considerate più esposte c’è l’ibis eremita (Geronticus eremita), originario della fauna europea, scomparso da tempo dagli areali italiani e tornato a frequentare i cieli del Paese grazie a un progetto internazionale di reintroduzione. Il programma è condotto dal gruppo di biologi del Waldrapp Team, che ha chiesto alla Regione di rivedere la propria decisione.

Il WWF ricorda che già negli anni passati diversi ibis eremita sono stati uccisi con armi da fuoco in Italia e in Toscana. La somiglianza tra le sagome delle due specie, soprattutto in volo e in condizioni di scarsa luce come all’alba o al tramonto, potrebbe rendere difficili gli avvistamenti da parte di personale non specializzato.

Le osservazioni dell’ISPRA

Nel parere trasmesso alla Regione, l’ISPRA ha indicato che le attività di controllo sulle specie aliene dovrebbero essere affidate a personale formato e svolte in base agli obiettivi dei piani di gestione nazionali previsti dal decreto legislativo 230 del 2017. Secondo l’Istituto, il ricorso alla caccia può rivelarsi controproducente, favorendo la dispersione degli animali e complicando il contenimento della loro diffusione.

L’ente ha inoltre segnalato che il disturbo provocato dagli abbattimenti può disgregare i gruppi di ibis sacri e spingerli verso spostamenti più ampi. Esperienze maturate in Francia, richiamate nel parere, avrebbero mostrato come campagne intensive possano favorire la ricerca di nuovi rifugi e la colonizzazione di aree prima non occupate.

Per l’ISPRA, l’attività venatoria diffusa presenta anche rischi per numerose specie protette che condividono con l’ibis sacro i luoghi di alimentazione, sosta e aggregazione notturna, tra cui aironi, anatidi, caradriformi e rallidi. Il WWF chiede quindi alla Regione Toscana di tornare sui propri passi e di adottare modalità di gestione coerenti con le indicazioni del mondo scientifico.