Il caso dell’area di via Goito a Livorno torna al centro del dibattito politico. A intervenire sono l’onorevole Chiara Tenerini e il consigliere comunale Alessandro Guarducci, entrambi esponenti di Forza Italia, secondo i quali il confronto sulla destinazione dell’area deve essere ricondotto al quadro giuridico e amministrativo esistente.
La questione degli orti urbani
I due esponenti riconoscono il valore sociale e ambientale degli orti presenti nell’area, ma sottolineano che il terreno è privato e che gli orti sarebbero sorti senza un titolo giuridico che ne legittimasse l’utilizzo. Per Tenerini e Guarducci, una finalità sociale, anche quando meritoria, non può trasformare un’occupazione priva di titolo in un diritto prevalente rispetto a quello del proprietario.
Nel loro intervento viene richiamata anche la procedura ordinaria per l’assegnazione degli orti urbani adottata dal Comune di Livorno. Esistono cittadini che hanno presentato domanda, sono inseriti in graduatoria e attendono il proprio turno. La posizione espressa da Forza Italia è che non si possa trasmettere loro il messaggio secondo cui chi rispetta le procedure deve aspettare, mentre chi le ha aggirate può consolidare nel tempo una situazione di fatto.
Diritti edificatori e scelte dell’amministrazione
Un secondo profilo riguarda la capacità edificatoria prevista sulla stessa area. Tenerini e Guarducci sostengono che questa possibilità sia contemplata da anni dagli strumenti urbanistici comunali e non sia stata introdotta dall’attuale proprietà. Anche l’amministrazione in carica, pur avendo ridotto i volumi edificabili, non l’avrebbe cancellata.
Secondo i due rappresentanti di Forza Italia, chi acquista legittimamente un terreno fa affidamento sulle disposizioni urbanistiche vigenti e non può essere considerato responsabile per il solo esercizio di facoltà riconosciute da quegli stessi strumenti. Se il Comune intendesse destinare l’intera area a verde per ragioni di interesse generale, dovrebbe individuare uno strumento amministrativo coerente.
Gli esponenti politici aggiungono che, qualora la scelta pubblica comportasse l’acquisizione dell’area o la compressione di diritti edificatori legittimamente riconosciuti, l’amministrazione dovrebbe affrontarne anche le conseguenze economiche. I costi, sostengono, ricadrebbero sulla collettività.
La conclusione dell’intervento richiama la necessità di conciliare ambiente, funzione sociale, proprietà privata e affidamento negli atti pubblici. Per Tenerini e Guarducci, il rispetto delle procedure deve essere garantito a tutti: diversamente, la vicenda di via Goito rischierebbe di trasformarsi, nelle loro parole, in una questione più ampia di credibilità delle istituzioni.