Lutto nel porto

Addio ad Antonio Fulvi, giornalista e scrittore di Livorno

Le esequie si terranno oggi alle 10.30 nella chiesa di San Jacopo, dopo una carriera dedicata alla cronaca marittima.

Addio ad Antonio Fulvi, giornalista e scrittore di Livorno

Si terranno oggi alle 10.30, nella chiesa di San Jacopo, le esequie di Antonio Fulvi, scomparso martedì sera all’età di 88 anni. Giornalista e scrittore, Fulvi è stato per decenni una presenza centrale nella vita pubblica di Livorno, attraverso il lavoro a La Nazione e, successivamente, alla Gazzetta Marittima.

Tra i messaggi di cordoglio c’è quello del sindaco Luca Salvetti, che aveva conosciuto Fulvi anche durante il proprio percorso nella redazione de La Nazione. Il primo cittadino lo ha ricordato come un professionista capace e intelligente, una penna raffinata e pungente, ma anche come un amico con cui confrontarsi soprattutto sui temi del mare e dello scalo labronico.

Una vita tra cronaca e mare

Figlio di un ammiraglio, Fulvi aveva fatto del mare una delle passioni centrali della propria vita. La sua esperienza è confluita anche nel libro Duemila miglia in gommone. Attraverso il Mediterraneo in solitario, dedicato alla traversata compiuta da solo a bordo di un gommone e classificatosi secondo al Premio Bancarella Sport.

Iscritto all’Albo dei giornalisti dal 1963, aveva iniziato a lavorare per La Nazione occupandosi di cronaca cittadina. In seguito era passato alla Gazzetta Marittima, testata della quale era diventato direttore. Nei suoi articoli aveva raccontato la realtà livornese intrecciando cronaca, memoria e aneddoti, con particolare attenzione alle vicende dello scalo.

Il ricordo dei colleghi

Nel messaggio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana vengono ricordate le sue cronache sulle battaglie dei lavoratori portuali, sulla fine dei monopoli delle compagnie, sulla nascita delle Autorità di sistema portuale e sul progetto della Darsena Europa. Il Consiglio regionale dell’Ordine ha espresso vicinanza alla famiglia.

Fulvi lascia la moglie Maria Rosa Sgherri, i figli Marco e Nanni, la nuora Michela Berti, anche lei giornalista a La Nazione, e la nipote Margherita, alla quale era particolarmente legato. I colleghi lo ricordano anche con il soprannome di Ammiraglio, nato negli anni della redazione e diventato nel tempo il nome con cui era conosciuto da molti.