Tragedia in mare

Onorato alla commissione: «Sul Moby Prince cause esterne»

L’armatore esclude nebbia e errore umano e ipotizza un possibile attentato nella collisione del 1991.

Onorato alla commissione: «Sul Moby Prince cause esterne»

Vincenzo Onorato ha ribadito davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Moby Prince la propria ricostruzione della collisione avvenuta nella rada di Livorno la sera del 10 aprile 1991. Secondo l’armatore, lo scontro tra il traghetto Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo non sarebbe stato provocato né dalla nebbia né da un errore umano, ma da cause esterne.

Onorato ha ricordato che il giorno successivo all’incidente, dopo un colloquio a porte chiuse durato circa un quarto d’ora tra il comandante del porto Albanese e l’allora ministro della Marina Mercantile Calogero Vizzini, venne indicata pubblicamente la spiegazione basata su nebbia ed errore umano. A suo giudizio, quella ricostruzione si trasformò in un assunto dal quale sarebbe stato difficile discostarsi.

La ricostruzione dell’armatore

Nel corso dell’audizione, Onorato ha parlato di disinformazione mediatica e ha sostenuto che l’indirizzo iniziale avrebbe condizionato anche la vicenda processuale. La compagnia, ha affermato, finì sul banco degli imputati, mentre lui continua da 35 anni a sostenere la tesi delle responsabilità esterne. All’epoca, ha ricordato, aveva 31 anni e navigava sul Moby Prince.

Il comandante Ugo Chessa e il suo equipaggio, secondo Onorato, non avrebbero potuto dirigere il traghetto contro la petroliera a circa due miglia e sette dal porto senza una ragione diversa da una semplice distrazione. L’armatore ha descritto Chessa come un comandante estremamente scrupoloso e rigido, abituato a navigare anche in condizioni di nebbia nel Canale della Manica.

Onorato ha inoltre richiamato il ritrovamento di presunte tracce di esplosivo sulla prua del traghetto. A suo avviso, un’eventuale deflagrazione avrebbe potuto provocare un problema non immediatamente identificato sul ponte di comando. In una simile situazione, ha spiegato, l’equipaggio avrebbe potuto eseguire una manovra di accostata a dritta, finendo così sulla Agip Abruzzo.

L’ipotesi dell’attentato

L’armatore ha infine ipotizzato che a bordo potesse esserci stata una bomba. Nel motivare questa possibilità ha citato il contesto della guerra del Golfo e la presenza di navi non identificate nella rada di Livorno, prospettando quindi anche l’eventualità di un attentato. Si tratta della ricostruzione esposta da Onorato durante l’audizione parlamentare sulla più grave tragedia della marineria italiana.