È stata chiarita l’origine dei granuli bianchi comparsi nelle scorse settimane su diverse spiagge della costa toscana. Il materiale, osservato in particolare tra San Vincenzo e Follonica, nel golfo di Baratti e all’Isola d’Elba, è formato da ammassi di piccole piante acquatiche provenienti dagli ambienti di acqua dolce.
Le analisi sul materiale spiaggiato
Gli approfondimenti condotti da ARPAT hanno individuato, oltre a una componente polisaccaridica vegetale, esemplari appartenenti principalmente alla specie Lemna gibba. Si tratta della cosiddetta lenticchia d’acqua, una pianta galleggiante tipica di acque ferme o a lento scorrimento. Le osservazioni al microscopio sono state accompagnate dalla relazione tecnica dei botanici dell’Università di Siena.
L’ipotesi ritenuta più probabile è che le lenticchie d’acqua abbiano ricoperto l’Arno e altri corsi o bacini interni, per poi raggiungere il mare dalla foce del fiume. Da lì, venti e correnti marine le avrebbero trasportate verso sud, fino alle coste della Toscana centro-meridionale e ad alcune località dell’Arcipelago toscano.
Il cambiamento di colore
Nel loro ambiente naturale queste piante sono di colore verde brillante. Il contatto con l’acqua salata e la permanenza in mare ne accelerano il deperimento, mentre la clorofilla viene progressivamente degradata. Il materiale arriva così sulle spiagge ormai privo dei pigmenti verdi e con il caratteristico aspetto biancastro osservato lungo il litorale.
Nel corso della fine estate 2026, ammassi di lenticchie d’acqua sono stati segnalati anche in diversi fiumi, canali e laghi in Italia e in Europa, compresi alcuni tratti del Po e del Reno. A metà settembre hanno ricoperto varie zone dell’Arno nel tratto fiorentino; il 10 e 11 ottobre sono state osservate anche nell’area urbana di Pisa, dove è stata identificata la specie Lemna polyrrhiza.
Per l’episodio registrato a Pisa, l’Agenzia ha informato il Comune sugli esiti degli accertamenti. La presenza degli ammassi sulle coste viene ricondotta, in via probabile, alle condizioni meteoclimatiche eccezionali dell’estate, che avrebbero favorito l’aumento delle temperature delle acque dolci e marine e la conseguente proliferazione delle piante.