Scontro politico

Amadio critica a Livorno i corsi d’arabo per le forze dell’ordine

La consigliera regionale di Fratelli d’Italia contesta il progetto promosso da sindacati, Comune e comunità musulmana

Amadio critica a Livorno i corsi d’arabo per le forze dell’ordine

Marcella Amadio, consigliera regionale di Fratelli d’Italia e capogruppo del partito nel Consiglio comunale di Livorno, ha espresso la propria contrarietà all’iniziativa dedicata all’insegnamento della lingua e della cultura araba agli agenti delle forze dell’ordine. Il progetto è promosso, secondo quanto riferito, da alcune organizzazioni sindacali, dal Comune e dalla comunità musulmana.

In una dichiarazione diffusa il 24 ottobre 2026, Amadio ha definito l’iniziativa una forma di sottomissione culturale, contestando l’idea che la formazione linguistica possa essere presentata come uno strumento utile alla sicurezza. La rappresentante di FdI ha sostenuto che, pur essendo favorevole in linea generale ai percorsi destinati a rafforzare le competenze professionali degli operatori, in questo caso sarebbe lo Stato ad adeguarsi alle persone presenti sul territorio.

La posizione della consigliera

Secondo Amadio, chi sceglie di vivere in Italia dovrebbe imparare la lingua italiana e rispettare le leggi nazionali. Nel suo intervento ha inoltre affermato che per chi arriva nel Paese, commette reati e non conosce l’italiano l’unica soluzione dovrebbe essere il ritorno nel Paese d’origine. Si tratta di valutazioni politiche espresse dalla consigliera nel quadro della sua opposizione al progetto.

Amadio ha quindi definito inaccettabile chiedere alle istituzioni di adattarsi a culture diverse, soprattutto quando il riferimento riguarda persone potenzialmente coinvolte in reati. Al contrario, ha sostenuto che chi intende integrarsi attraverso il lavoro e il rispetto delle regole dovrebbe essere consapevole dell’importanza di conoscere la lingua italiana.

Sicurezza e controllo del territorio

La consigliera regionale ha auspicato una netta presa di distanza da quella che considera un’iniziativa di matrice ideologica. A suo giudizio, la priorità per la sicurezza a Livorno dovrebbe essere rappresentata dal controllo capillare del territorio e da una linea di tolleranza zero nei confronti dell’illegalità.

Nel mirino della dichiarazione sono finiti anche il Comune, le sigle sindacali coinvolte e la Cgil, indicati da Amadio come promotori di un percorso che lei non ritiene coerente con le esigenze della città. Il testo diffuso non riporta, invece, le motivazioni degli organizzatori né eventuali repliche a sostegno dei corsi di lingua e cultura araba rivolti agli agenti.