Sessismo in politica

Libera Camici, vicesindaca bersagliata da insulti sessisti per gli shorts

La vicesindaca di Livorno risponde agli insulti ricevuti per il suo abbigliamento durante una conferenza stampa.

Libera Camici, vicesindaca bersagliata da insulti sessisti per gli shorts

Livorno, 23 luglio 2026 – È bastato un paio di pantaloncini corti indossato durante una conferenza stampa per scatenare una bufera e una pioggia di insulti. Al centro della vicenda c’è Libera Camici, 44 anni, vicesindaca di Livorno, che ha subito un’ondata di commenti ostili, molti dei quali provenienti da donne. Questo episodio ha riaperto il dibattito sul sessismo in politica e sui social, evidenziando come le donne siano spesso giudicate per il loro aspetto piuttosto che per le loro competenze.

Chi è Libera Camici

Nata a Livorno il 4 agosto 1981, Libera Camici si è diplomata al liceo scientifico Cencioni con indirizzo scientifico tecnologico. Ha proseguito gli studi in Ingegneria Chimica e ha conseguito un attestato di Tecnico in Biotecnologie, svolgendo anche stage come assistente di laboratorio. Prima di entrare in politica, ha lavorato come addetta alle vendite presso Unicoop Tirreno e, da febbraio 2015, è stata in aspettativa non retribuita.

Nel giugno 2020, è diventata vicesindaco di Livorno, succedendo a Monica Mannucci, dimessasi per motivi personali. Il sindaco Luca Salvetti le ha assegnato diverse deleghe, tra cui istruzione, politiche educative, pari opportunità e tutela degli animali da affezione.

Le offese e la reazione

Di fronte all’ondata di insulti, come “scosciata” e “scostumata”, la vicesindaca ha risposto con fermezza: “Sono Libera di nome e di fatto. Mi giudichino per quello che faccio, non per come mi vesto”, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera. Camici ha sottolineato che un uomo in bermuda verrebbe al massimo criticato per una caduta di stile, mentre per una donna si passa subito all’attacco della sfera corporea e morale.

Inoltre, ha annunciato che chi ha superato il limite dell’offesa e della diffamazione sarà querelato, un atto dovuto non solo per la sua tutela personale, ma anche come segnale per tutte le donne impegnate nelle istituzioni.