Emiliano Carnieri, responsabile del Dipartimento Mobilità, Infrastrutture e Fondi Pubblici della Segreteria dell’Unione Comunale del Pd di Livorno, critica il testo di riforma del Codice della Strada approvato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre. Secondo Carnieri, il provvedimento non rappresenterebbe una semplice revisione tecnica, ma una scelta politica capace di ridurre il livello di prevenzione e di trasferire i rischi soprattutto sulle persone più vulnerabili.
Il Governo presenta la riforma come un riordino articolato in 294 articoli, organizzato intorno a digitalizzazione, tutela degli utenti vulnerabili, nuove forme di mobilità e revisione delle sanzioni. Per il dirigente del Pd, tuttavia, l’impianto complessivo sarebbe contraddittorio rispetto agli obiettivi dichiarati, in particolare per quanto riguarda la velocità nei centri abitati e l’efficacia deterrente dei controlli.
Velocità e tutela degli utenti fragili
Nel mirino c’è il nuovo sistema di calcolo delle sanzioni per le violazioni dei limiti urbani, insieme alla riduzione degli importi minimi e alla cancellazione dell’adeguamento all’inflazione. Carnieri sostiene che non si tratti di una questione legata alla necessità di aumentare le entrate o alla volontà di introdurre maggiore repressione, ma alla funzione preventiva delle multe. A suo giudizio, rendere meno incisivi i limiti può contribuire a normalizzare comportamenti pericolosi nelle strade dei quartieri, davanti alle scuole, sul lungomare e nelle vie del centro.
Nel testo della presa di posizione viene richiamata anche la differenza tra i rischi per i pedoni investiti a velocità diverse: a 30 chilometri orari la probabilità di morte sarebbe intorno al 10 per cento, mentre a 50 supererebbe il 40 per cento. Un tema che, secondo Carnieri, riguarda in modo particolare Livorno, città caratterizzata dalla presenza di porto, attività lavorative e flussi turistici, oltre che da numerosi anziani, famiglie a piedi e ciclisti.
La riforma contiene, viene riconosciuto, alcune misure considerate positive, tra cui l’estensione dei controlli elettronici sulla mancata precedenza a pedoni e ciclisti e tempi più rapidi per le notifiche a distanza. Questi interventi, però, non basterebbero a compensare le criticità individuate nell’impianto generale.
Marciapiedi e trasporto pesante
Un altro punto contestato riguarda la possibilità per i Comuni di riservare sui marciapiedi stalli fissi destinati a monopattini e cicli a propulsione. Il provvedimento introduce anche obblighi come casco e contrassegno, ma secondo Carnieri la riduzione dello spazio libero a un metro e mezzo, con la possibilità di scendere a un metro, rischia di creare ostacoli per chi utilizza una carrozzina, spinge un passeggino o ha una disabilità visiva.
Critiche vengono rivolte inoltre alle disposizioni sui mezzi pesanti. L’innalzamento da 68 a 70 anni dell’età massima per guidare camion e autobus e la possibilità di guidare prima del conseguimento della CQC, la carta di qualificazione del conducente, vengono interpretati come una risposta alla carenza di autisti, non come il risultato di una valutazione centrata sulla sicurezza. Per il rappresentante del Pd, la difficoltà del mercato del lavoro non può essere affrontata abbassando gli standard per chi conduce autobus con passeggeri o autoarticolati.
Carnieri chiede quindi al Parlamento di modificare in profondità lo schema, la cui entrata in vigore è prevista nel 2028. Tra le priorità indicate figurano investimenti in prevenzione, controlli ed educazione stradale, regole più rigorose su lavoro e formazione nel trasporto, marciapiedi liberi e interventi per rendere più sicure le strade. La posizione si conclude con un richiamo alla responsabilità condivisa: pedoni, ciclisti e automobilisti possono essere esposti alle conseguenze di comportamenti irresponsabili.