Sentenza sanitaria

Livorno, risarcimento ridotto per una paziente resa invalida

I giudici confermano l’errore dell’Asl, ma l’indennizzo scende da 560mila a 300mila euro

Livorno, risarcimento ridotto per una paziente resa invalida

Si è conclusa in secondo grado una vicenda giudiziaria iniziata nel 2017 e legata a un grave caso di responsabilità sanitaria. La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la responsabilità dell’Asl Toscana Nord Ovest per le conseguenze di un intervento chirurgico eseguito all’ospedale di Livorno, riducendo però l’importo del risarcimento riconosciuto alla paziente.

La donna, un’imprenditrice di Bibbona oggi sessantenne, era stata sottoposta a un’operazione per la rimozione di un’ernia cervicale nel reparto di neurochirurgia dell’ospedale livornese. Durante l’intervento si verificò la rottura del tubolare caudale del distrattore, lo strumento utilizzato per divaricare la zona interessata dall’operazione.

Il distacco del componente provocò un trauma irreversibile al midollo spinale. Da quel momento la paziente ha riportato gravi conseguenze: difficoltà nella deambulazione, perdita di sensibilità alle gambe e compromissione delle funzioni fisiologiche. L’esito dell’operazione ha comportato una condizione di invalidità permanente e un profondo cambiamento nella vita della donna.

La responsabilità della struttura

I giudici d’appello hanno confermato la responsabilità dell’azienda sanitaria, ritenendo che il controllo sull’integrità e sulla funzionalità degli strumenti utilizzati in sala operatoria rientri nei doveri di diligenza della struttura. Secondo la Corte, il difetto del dispositivo avrebbe dovuto essere individuato prima dell’utilizzo durante l’intervento.

La decisione di secondo grado non ha quindi modificato l’accertamento della responsabilità sanitaria, ma ha accolto il ricorso presentato dall’Asl sul solo profilo economico. Il Tribunale di Livorno aveva stabilito nel 2024 un risarcimento di 560mila euro.

La rideterminazione dell’indennizzo

La Corte d’Appello di Firenze ha ridotto quella somma a 300mila euro, ai quali si aggiungono circa 60mila euro per le spese legali. La diminuzione è stata motivata dalla mancata prova di un peggioramento della condizione patrimoniale della donna, elemento che i giudici non hanno ritenuto dimostrato.

Resta dunque confermata la responsabilità dell’Asl per il danno neurologico riportato dalla paziente, mentre l’importo complessivo riconosciuto è stato rideterminato rispetto alla pronuncia di primo grado. La vicenda è stata riportata dal quotidiano Il Tirreno.