Monia Monni, assessora alla sanità e alle politiche sociali della Regione Toscana, interviene sul disegno di legge Locatelli dedicato ai caregiver familiari. Secondo l’assessora, il provvedimento rischia di ricondurre il valore della cura a una misura di contrasto alla povertà destinata a una platea molto ristretta, invece di riconoscere pienamente il ruolo e i bisogni di chi assiste una persona cara.
La posizione è stata espressa a Livorno il 15 ottobre 2026. Monni sostiene che il riconoscimento dei caregiver debba tradursi in una responsabilità pubblica e in un sistema di interventi più ampio, senza costringere le famiglie ad arrivare all’impoverimento o all’esaurimento prima di poter ricevere aiuto.
Il nodo delle 91 ore settimanali
Tra gli aspetti contestati dall’assessora c’è il requisito che lega l’accesso al contributo a un carico assistenziale di almeno 91 ore alla settimana. Si tratta, osserva Monni, di un impegno equivalente a tredici ore al giorno, per tutti i giorni della settimana, con conseguenze sul riposo, sulla salute e sulla vita personale di chi presta assistenza.
Per l’assessora, un carico di questa entità dovrebbe far scattare servizi capaci di alleggerire la situazione, non diventare la soglia da raggiungere per ottenere un sostegno economico. La misura, nella sua valutazione, rischia di considerare normale una condizione di forte affaticamento e di lasciare in secondo piano la necessità di interventi strutturali.
Monni richiama inoltre l’impatto della cura sul lavoro, sull’autonomia economica e sulle relazioni personali, sottolineando che il peso dell’assistenza ricade soprattutto sulle donne. La responsabile regionale chiede risposte anche per chi segue una persona cara senza convivere con lei, perché il bisogno di sostegno, afferma, non può essere misurato soltanto sulla base della condivisione dello stesso indirizzo.
Il modello indicato dalla Toscana
Nel suo intervento, Monni cita la legge regionale toscana, che già riconosce il valore sociale ed economico della cura e il ruolo del caregiver all’interno della rete dei servizi sociali e sanitari. Da questo impianto, aggiunge, la Regione intende proseguire il lavoro di rafforzamento delle misure rivolte alle persone che assistono familiari non autosufficienti.
Tra gli strumenti indicati figurano l’orientamento, il supporto psicologico, gli interventi di sollievo e le reti di prossimità. L’assessora richiama anche il ruolo del Centro regionale di ascolto, delle associazioni, del Terzo settore e dei gruppi di mutuo aiuto. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere il caregiver nel progetto assistenziale e condividere il carico della cura, anche quando cambiano le condizioni personali e familiari.
La richiesta centrale è quindi quella di un sistema che tuteli, insieme alla persona assistita, anche chi presta quotidianamente le cure, garantendo la possibilità di mantenere salute, lavoro, relazioni e un proprio progetto di vita.