Pablo Cinci, presidente dell’associazione Appello per il lavoro e lo sviluppo a Piombino, invita le istituzioni e la comunità locale ad aprire una trattativa sul futuro del rigassificatore installato nel porto. Secondo Cinci, la fase del rifiuto senza confronto dovrebbe lasciare spazio a una verifica concreta delle opportunità e delle condizioni legate alla presenza dell’impianto.
«Il tempo del no è finito, ora Piombino tratti il proprio futuro», sostiene il presidente dell’associazione. La richiesta non è quella di rinunciare al dissenso o alle posizioni critiche, ma di valutare se la riproposizione delle stesse contrarietà possa ancora risultare utile alla comunità. Nel ragionamento di Cinci, il dato di partenza è che il rigassificatore è operativo nel porto di Piombino e contribuisce da tre anni al fabbisogno nazionale di gas.
Controlli e compensazioni
Per l’associazione, la prosecuzione del confronto dovrebbe essere accompagnata da garanzie precise. «La VIA garantisca trasparenza e controlli», afferma Cinci, chiedendo inoltre che le istituzioni lavorino in modo coordinato per ottenere investimenti e compensazioni adeguati. La Valutazione di impatto ambientale viene quindi indicata come uno degli strumenti attraverso cui assicurare verifiche e chiarezza sul rapporto tra l’infrastruttura e il territorio.
La posizione viene collocata in un quadro internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dall’instabilità persistente in Medio Oriente e dalla necessità, per l’Europa, di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. In questo scenario, spiega l’associazione, il gas naturale liquefatto e i terminali di rigassificazione costituiscono uno degli strumenti disponibili per rafforzare la sicurezza energetica. Non rappresentano l’unica risposta e, nella valutazione proposta, non sostituiscono il percorso verso le fonti rinnovabili. Ignorarne la funzione, tuttavia, significherebbe non confrontarsi con il contesto attuale.
Le ricadute sul porto
Accanto alla dimensione nazionale e internazionale della questione, Cinci richiama gli effetti già presenti sul territorio. Il rigassificatore, secondo quanto sostenuto dall’associazione, costituisce oggi una fonte di lavoro per gli operatori portuali e alimenta attività con ricadute sull’economia dello scalo. Il tema, dunque, viene collegato non soltanto alle scelte sulle forniture di gas, ma anche alla situazione occupazionale e produttiva del porto.
«Dietro ogni scelta industriale e infrastrutturale vi sono occupazione, professionalità e famiglie», sottolinea Cinci. Da qui l’appello a superare una contrapposizione ritenuta ormai insufficiente e a concentrarsi sulla capacità di Piombino di negoziare condizioni vantaggiose, mantenendo al tempo stesso trasparenza, controlli e attenzione agli effetti dell’impianto. La proposta dell’associazione è quindi quella di affrontare il futuro del rigassificatore attraverso una trattativa istituzionale e territoriale.