La situazione di sovraffollamento all’interno del carcere Le Sughere di Livorno è drammatica. Attualmente, nella struttura sono recluse 125 persone nel reparto alta sicurezza, 70 in quello di media sicurezza e 18 nel reparto nuovi giunti, portando il tasso di sovraffollamento al 139%. La situazione sta diventando sempre più insostenibile.
Queste le parole di Gianfranco Francese (segretario generale Cgil Livorno), Alessio Simoncini (presidente Arci Livorno), Marco Solimano (garante dei detenuti del Comune di Livorno) e Alessandro Scotto (collaboratore del garante dei detenuti) durante una conferenza stampa tenutasi stamani davanti alla casa circondariale.
Mobilitazione nazionale
L’iniziativa davanti a Le Sughere, sostenuta anche dall’amministrazione comunale di Livorno, si inserisce nella mobilitazione nazionale lanciata da “Alleanza per l’articolo 27”, un gruppo formato da circa venti associazioni, tra cui Cgil e Arci, per sensibilizzare la cittadinanza e la politica sulla questione penitenziaria, considerata un’emergenza sociale, politica e umana.
Nei prossimi giorni, all’interno del carcere livornese, sarà aperto un nuovo padiglione completamente ristrutturato, in grado di accogliere fino a 134 reclusi. I rappresentanti hanno chiesto che, con l’apertura di questa nuova sezione, venga chiuso immediatamente il reparto di media sicurezza, descritto come fatiscente e insalubre. In caso contrario, si valuterà di presentare un esposto alla magistratura per chiedere il sequestro del reparto.
Diritti e dignità
Il manifesto della mobilitazione si basa sull’articolo 27, terzo comma, della Costituzione, che afferma: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. L’obiettivo è una diversificazione del sistema sanzionatorio e il superamento della centralità della pena carceraria.
È fondamentale che il potere punitivo dello Stato rispetti la dignità e i diritti di ogni persona, mirando al reinserimento sociale. Tuttavia, le politiche penali e penitenziarie degli ultimi anni hanno aggravato la crisi del modello costituzionale di pena, introducendo nuovi reati e producendo tassi di affollamento penitenziario intollerabili.