Sanità ospedaliera

Allarme sul personale del Blocco operatorio di Livorno

Il sindacato USB segnala organici insufficienti, rischi nella formazione e timori per la sicurezza dei pazienti

Allarme sul personale del Blocco operatorio di Livorno

La situazione del Blocco operatorio dell’ospedale di Livorno è al centro della denuncia dei lavoratori, che si sono rivolti al sindacato di base USB. Secondo il personale, i carichi di lavoro sono in aumento mentre gli organici di infermieri e operatori sociosanitari risultano insufficienti da anni. Pensionamenti e trasferimenti, riferisce l’organizzazione sindacale, non sarebbero stati compensati in modo adeguato da nuove assunzioni.

La criticità assume particolare rilievo perché il presidio livornese rappresenta un riferimento per numerose specialità chirurgiche, tra cui chirurgia vascolare, toracica, neurochirurgia, otorinolaringoiatria, chirurgia pediatrica e chirurgia robotica. USB lo indica come l’unico ospedale dell’area vasta a garantire l’intero insieme di queste attività.

Il progetto di riorganizzazione

Le maggiori preoccupazioni riguardano il progetto di riorganizzazione del personale, che punta a superare la distinzione tra infermieri dedicati all’assistenza anestesiologica e infermieri di sala attraverso la formazione di figure multidisciplinari. Il modello, secondo quanto riferito dai lavoratori, sarebbe già stato adottato in altri presidi dell’area vasta.

La proposta prevederebbe una redistribuzione delle funzioni oggi svolte dagli infermieri di supporto all’anestesista, affidandone una parte agli infermieri di sala e viceversa. USB segnala dubbi sull’adeguatezza della formazione, sui tempi necessari per acquisire competenze specifiche e sulle conseguenze per l’organizzazione dell’équipe chirurgica.

Nelle sale interessate, spiegano i lavoratori, sono attualmente presenti due infermieri, mentre l’infermiere dedicato all’assistenza anestesiologica deve garantire il proprio supporto su tutte le sale, talvolta anche da solo. Lo stesso personale viene inoltre impiegato nelle attività di risveglio, nei parti cesarei e nell’endoscopia. In altri blocchi operatori dell’area vasta sarebbe invece prevista la presenza di tre figure infermieristiche in sala: uno strumentista e due circolanti, con assistenza al chirurgo e all’anestesista.

I timori per sicurezza e carichi di lavoro

Per il sindacato le competenze specialistiche non sono automaticamente intercambiabili e non possono essere acquisite attraverso percorsi formativi troppo rapidi o affiancamenti insufficienti. L’assistenza anestesiologica, sottolinea USB, richiede esperienza e preparazione specifica, soprattutto nella gestione delle emergenze intraoperatorie e degli eventi avversi.

La preoccupazione riguarda quindi la sicurezza dei pazienti, la continuità assistenziale e la possibilità di mantenere standard adeguati durante tutte le fasi dell’intervento. Anche gli anestesisti avrebbero espresso perplessità, sottoscrivendo una lettera indirizzata alla dirigenza e firmata da 36 medici. Nel documento vengono segnalati dubbi legati all’attuale numero di infermieri con competenze specifiche.

USB richiama inoltre le difficoltà legate alla sostenibilità dei carichi operatori, ai turni notturni e alla pronta disponibilità, con possibili ricadute sulle condizioni psicofisiche degli operatori. Secondo il sindacato, l’accorpamento delle funzioni rischierebbe di aumentare la pressione sulle équipe e le possibilità di errore, senza risolvere la carenza strutturale di personale.

La posizione dell’organizzazione è che il problema non possa essere affrontato attraverso la semplice redistribuzione delle mansioni, caricando sui lavoratori ulteriori responsabilità e riducendo il peso delle competenze specialistiche. USB teme che dietro il progetto prevalgano esigenze di contenimento dei costi e aumento della produttività, a scapito della qualità dell’assistenza e della tutela delle professionalità. L’ultimo aggiornamento della notizia risale a venerdì 6 novembre 2026.